Sicuri sia scaramanzia?

Seguendo delle competizioni sportive vi è mai capitato di vedere un atleta compiere gesti particolari prima di affrontare la propria gara o in particolari momenti della prestazione?

Forse sì e magari vi siete detti che erano dei tic o dei gesti scaramantici. Nulla di tutto ciò. Si tratta piuttosto delle routine. Con routine intendiamo una serie di azioni (a volte accompagnate da pensieri e immagini mentali) che si attivano poco prima della prestazione sportiva. La routine ha quindi un inizio e una fine ben precisi. La sua finalità è quella di andare a riprodurre le condizioni migliori per fare al meglio ciò che ci si sta apprestando a fare. L’utilità della routine risiede nel fatto che consente di spostare l’attenzione da stimoli irrilevanti, di isolarsi concentrandosi su qualcosa di noto, di non pensare alla prestazione che di lì a poco dovrà essere messa in atto e di attivarsi fisicamente e mentalmente in maniera adeguata.

Per capire meglio cosa intendiamo con routine, chiamiamo in causa il campione di tennis Rafael Nadal, un “mago” delle routine. Se osserviamo una sua partita, possiamo rilevare tutta una serie di routine che mette in atto in diversi momenti della partita e che evidentemente rappresentano per lui motivo di sicurezza. Partiamo dalla discesa in campo. Quando il tennista si alza dalla panchina per raggiungere la sua posizione a fondo campo non calpesta mai le linee bianche che delimitano le diverse porzioni del terreno di gioco. Una volta raggiunta la posizione, se è il suo turno di servizio la sequenza è sempre la medesima. Mentre palleggia con la racchetta la pallina (con la mano sinistra perché è mancino), con la mano destra si sistema i pantaloncini, solleva la maglietta dalla spalla sinistra, poi dalla spalla destra. Dopodiché si tocca la narice sinistra, asciuga il sudore dallo zigomo sinistro e si sistema i capelli dietro l’orecchio sinistro, poi si tocca la narice destra, asciuga il sudore dallo zigomo destro e si sistema i capelli dietro l’orecchio destro. A questo punto è pronto per servire.

Vi chiederete ora se tutto questo lavoro che Nadal compie (e con lui le centinaia di altri sportivi che eseguono le proprie routine – ginnasti, sciatori, motociclisti etc.) è volontario, se c’è intenzionalità o meno. Bene, le routine sono talmente tanto integrate nel gesto atletico che l’atleta che le esegue non ci pensa più di tanto (Rafa ha dichiarato di non rendersene nemmeno conto). Potremmo quasi dire che quel gesto senza la routine non potrebbe mai partire.

La routine non è spiegabile in termini di gesto scaramantico proprio perché è il suo contrario. Con la routine l’atleta va ad attivare il pieno controllo della situazione, perché gli permette di concentrarsi e di focalizzarsi sulla prestazione. Il gesto scaramantico, invece, porta ad affidare a un’entità esterna (fortuna, sorte, entità superiori) il controllo e l’esito di come andranno le cose.

Inoltre, il gesto scaramantico in qualche modo “capita”, mentre la routine è un processo che può essere attivamente costruito e modulato dall’atleta in funzione del grado di comfort che è in grado di garantirgli, proprio perché ne orienta il focus attentivo.

La routine, sia chiaro, non è una magia. Se non sono capace di servire nel tennis o nella pallavolo, se non so eseguire un salto carpiato o le curve di slalom speciale, la routine non mi trasforma in Nadal, Zaytsev, Ferlito o Hirscher. Ma se tecnicamente sono “a posto” la routine mi permette di concentrarmi per meglio eseguire quello per cui mi sono allenato per anni.

@valentinapenati

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