La mentalita’ vincente di Roy Keane

La mentalità vincente di Roy Keane

Raramente parliamo di calcio, ma quando lo facciamo e’ perche’ siamo colpiti da atteggiamenti e personaggi che hanno qualcosa di speciale e diverso. In Inghilterra poco tempo fa e’ uscito il secondo libro di Roy Keane, “Il secondo tempo”. Per chi non conoscesse questo Roy Keane, basti pensare che ha indossato la maglia del Manchester United dal 1993 al 2005 , la maggior parte delle volte con la fascia di capitano al braccio.

Roy era un calciatore vecchio stampo, uno ruvido, poco talento, tanto cuore. Uno che la gamba non la tirava mai indietro e soprattutto aveva fame di successo. Tramite il suo libro non vogliamo parlare delle sue vittorie, dei trofei e della storia di una delle piu’ grandi squadre degli ultimi 30 anni, ma vogliamo solo trascrivere qualche passaggio per farvi capire come ragiona un’atleta vincente. O almeno un atleta che vuole provare a vincere. Possono sembrare frasi scontate e superficiali, ma essenzialmente rivelano il carattere e la voglia di emergere di Roy. Ecco sei estratti del suo libro da tenere a mente, soprattutto per i più giovani:

“Arrivare in ritardo signica essere un cattivo ragazzo? vi chiederete voi. Si, in uno spogliatoio che pullula di giocatori affamati di vittorie e’ cosi. Se l’allenamento inizia alle dieci e mezzo e uno si presenta alle dieci e venti, per me e’ in ritardo.Ufficialmente no, ovvio. Ma se non riesci ad arrivare alle dieci, per fare due chiacchiere, lo stretching, e i massaggi, per me sei in ritardo. La preparazione e’ meta’ dell’allenamento” 

“Eravamo fuori. E io avevo fatto da spettatore. Terribile. Se avessi giocato, sarebbe finita in maniera diversa. Qualunque giocatore dovrebbe pensarlo. Devi avere la sensazione di poter fare la differenza.” (Dopo l’eliminazione dalla Champions League contro il Porto, non giocata per squalifica)

“Perdemmo 4-1 contro il City in trasferta. Io non ero in campo: da giocatore non ho mai perso contro il Manchester City.”

“Sul gol probabilmente avrei potuto fare di meglio. Magari quando Gudjohnsen stava per buttarla dentro avrei potuto staccargli la testa.”

“Io venivo da una tradizione diversa: mai mostrare che stai male, resisti. Non essere debole, gioca anche quando non stai bene.”

“<<Ti metto in panchina, Phil sta facendo bene>>.  << Io ho fatto bene, credo, nelle ultime 400 partite>> fu la mia risposta.” 

@carloberry

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