Scandalo Mercedes e analisi del caos in Ferrari: il pagellone del Montmelò

Lewis Hamilton, 10: ok, ha fatto l’Hamilton. Per la prima volta. Perchè, per la prima volta, la Mercedes ha fatto la Mercedes.
Io, a Mario Isola (Pirelli Boss, n.d.r.), quando dice che 《il battistrada ridotto non cambia nulla》, proprio non gli credo.
Il graining non genera situazioni pericolose: molto semplicemente, se mangi le gomme ti fermi 4 volte, non te le fai costruire su misura.
Scandalosi.

Valtteri Bottas, 6.5: compromette la sua gara in partenza, poi fa il suo.
Imbarazzante nel post quando si dimostra 《sorpreso di essere arrivato in fondo con quella gomma》. Insomma, li hanno proprio addestrati bene.
Peccato per il precedente del test clandestino di 5 anni fa: quello se lo sono dimenticati solo in Mercedes.

Max Verstappen, 8: rischia il quinto frittatone del 2018 con una Williams vagante, ma poi gestisce la gomma con intelligenza e suona per la prima volta il Riccio.
Sprazzi di lucidità.

Sebastian Vettel, 6: paradossalmente, la magia allo start lo condanna al quarto posto: si trova costretto a spingere per tenere dietro Bottas e finisce per mangiare impietosamente sia le soft che le medie.
Ai microfoni, poi, fa quel che può: i pugni sui tavoli a Parigi dovrebbe sbatterli qualcun altro.

Kimi Raikkonen, 8: salva le gomme e gestisce chirurgicamente l’elastico con Verstappen, senza mai permettergli di entrare in zona DRS.
Non fosse stato per quel maledetto motore, una Rossa sul podio, lui, come al solito, ce l’avrebbe messa.

Romain Grosjean, 0: su Baku avevamo ironizzato, qui tiriamo un enorme sospiro di sollievo: fermatelo, quanto prima.

Ferrari, 5: mediaticamente parlando, il Pirelli-gate a Maranello fa comodo: della rottura (o del presunto 《blackout》…) dei due propulsori sulla macchina numero 7 non si è (quasi) accorto nessuno.
Fosse successo a Vettel, auguri e figli maschi.
Un dato: Hamilton non rompe una PU dai tempi della tragedia malese datata novembre 2016.
Perchè – sarà un concetto banale, ma non troppo – l’affidabilità, per chi vuole puntare al mondiale, non può essere un optional. Un autunno come quello dello scorso anno, insomma, è bastato e avanzato.
Il weekend catalano ha poi constatato, per l’ennesima volta, che le reiterate sparate di Sergione circa un possibile addio se le sono filate solo i giornali: la Ferrari, negli uffici del Pinguinaccio, conta (sempre) zero.
Valgono dunque la pena presunte rassicurazioni su nebulosi regolamenti futuri (2021, n.d.r.) in cambio di simpatiche perculate nel presente? Tra rabbocchi d’olio negati, specchietti abusivi e nuove gomme imposte a un quarto di campionato, a voi la risposta.

Tommy Govoni

Photo credit: Le cordiali gufate di Gianfranco Mazzoni, FB

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