Il mondo dello sci è rimasto all’età della pietra, uno sport basato ancora su empirismo e luoghi comuni che negli anni non è stato in grado di rinnovarsi. C’è tuttavia un primato di cui il mondo dello sci può vantare, se di merito si possa parlare: la diffusione di massa dello Snus. Il tabacco da mastico di origine scandinava ha avuto negli anni la sua espansione originaria con i giocatori di Hockey, è stato però il mondo dello sci alpino e fondo a fare spopolare questo prodotto. Per molti un must, un rito come un caffè, diffusosi in seguito anche negli sport di endurance in tutto il mondo. Nonostante il suo divieto in Italia, negli anni è stato importato senza troppi problemi dai siti specializzati norvegesi. Ricordo ancora la mia prima volta in Norvegia, con i frighi appositamente adibiti per lo stoccaggio di questo tabacco nei locali come veri pezzi d’arredamento, negozi d’alimentari con ogni varietà conservato in celle enormi.
La cosa allarmante vista a Sölden è stato l’uso massiccio di Snus da parte dei giovani in pista e nei locali. Il vero allarme? Non si tratta dello Snus tradizionale a cui ci siamo abituati, si tratta di vere bombe di nicotina capaci di dare tutto il loro potenziale in pochi minuti e farlo svanire. Tutto ciò provoca un continuo bisogno da parte di chi ne abusa, generando una dipendenza difficilmente sconfiggibile.
I tempi dei Pris Master sembrano lontani ricordi, ritorniamo ai vecchi Snus tradizionali ragazzi, o meglio ancora, smettiamo.
Francesco de Candido
2 Responses
Condivido…l’uso di snuss può essere dipendenza…fino al 2017 ne usavo una scatola o due al giorno…Con l’alcool..
Abbandonato e rinato.
Ma la vera domanda è: qual’è il vecchio snus?