Uno dei motori più devastanti in casa Norvegia è al tempo stesso un atleta che da anni vive nell’incertezza giornaliera riguardante il suo futuro, stiamo parlando di Johan Olav Botn. Classe 1999 e nativo di Stad, questo giovanotto ha dimostrato da subito le sue enormi doti atletiche, peccando tuttavia molto spesso al tiro a causa dell’inesperienza. Esperienza che in questo momento in casa Norge è utopia pura, essendo il livello alto al punto tale che la convocazione sia diventata quasi certezza di portare a casa un podio. Lo scorso anno in una diretta il grande Max Ambesi disse che l’abbondanza logora chi non ce l’ha. Non deve pensarla allo stesso modo il biathleta norvegese, che da due anni non riesce a trovare spazio con continuità in Coppa del Mondo, gareggiando con una pressione addosso pazzesca nelle occasioni in cui è stato convocato.
L’ultima estate lo ha visto protagonista di volumi d’allenamento ai limiti dell’umanità, lo scorso anno al Lavazè fece addirittura 150 Km di skiroll in pieno novembre in una sola seduta. Un atteggiamento da dentro o fuori, l’ultima spiaggia nella stagione Olimpica. Sabato scorso è riuscito a portarsi a casa la vittoria nella Sprint di Geilo nella gara inaugurale, mettendo forse fine alla carriera di un altro atleta devastante che faticherà a trovare spazio nei prossimi mesi: Dale.
Se non dovesse essere l’anno della definitiva consacrazione, un’indiscrezione arrivataci lo vorrebbero al via del Campionato Norvegese a cronometro su strada nel 2026. Un modo per sfruttare il suo enorme motore sulle due ruote, una vetrina per valorizzare tutti i suoi numeri. Qualunque sia il suo destino, questa storia serve a farci conoscere quanto alto sia il livello agonistico-culturale nella sua nazione, in ogni sport. Ora anche nel calcio…